Su Punto Informatico continuano le discussioni riguardanti la sperimentazione dello scrutinio elettronico avvenuta a queste ultime elezioni. Chi sostiene che è stata un disastro e un vero attacco alla democrazia, chi invece dice che è avvenuto tutto regolarmente e senza problemi.
Appare evidente che di lavoro ancora ce n’è da fare. Lo scrutinio elettronico non può essere adottato semplicemente perché comodo e garantisce il risultato, cioè il conteggio delle schede. Un requisito fondamentale è che deve garantire la verificabilità di ogni operazione, sia mentre avviene, che in un secondo momento. E’ anche importante che la verifica delle operazioni effettuate dall’uomo siano controllabili da chiunque e non da una ristretta élite di esperti.
Anche le operazioni effettuate dalla "macchina" devono poter essere verificate. Questo ovviamente non vuol dire tenere sotto controllo il monitor del pc, ma conoscere tutti i dettagli dell’elaborazione dei dati, dalla raccolta fino alla trasmissione finale. Questo significa necessariamente rendere pubblici tutti i dettagli implementativi sia hardware che software, cioè si necessita di sistemi opensource, non ci sono alternative. Non solo, bisogna anche mettere in atto tutta una serie di meccanismi che ci permettano di verificare che i dati non siano stati modificati ed effettivamente raccolti e trattati con gli strumenti e le procedure predisposte.
Non è una cosa impossibile, i mezzi tecnici esistono, ma le difficoltà da affrontare sono moltissime, più di quelle che si hanno con un sistema non elettronico e proprio a causa di quella "comodità" che ci fanno desiderare il sistema elettronico.
Alcuni articoli di Punto Informatico sull’argomento:
Scrutinio elettronico, cronache romane
Scrutinio elettronico, non solo critiche
Scrutinio elettronico, e il codice sorgente?