Finalmente ho provato LVM
Non avevo ancora mai provato l’LVM di Linux semplicemente perché non ne avevo bisogno. Però nell’ultimo server che ho installato avevo un numero elevato di partizioni e qualche difficoltà a prevedere lo spazio che mi sarebbe servito per ognuna. Mi sono quindi deciso a provarlo e la prima impressione è ottima.
Oltre a guadagnare in scalabilità dei filesystem mi sono anche liberato di quel fastidioso elenco di nomi indecifrabili di partizioni nel file fstab, anche se la cosa poteva essere ovviata tramite le etichette del filesystem avere dei device con nomi che richiamano in qualche modo il contenuto è molto meglio.
I concetti alla base sono semplici, abbiamo tre entità:
- Volumi fisici - le partizioni e i dischi utilizzati per allocare lo spazio.
- Volume Group - una sorta di "disco virtuale" a cui assegnamo i volumi fisici per memorizzare i dati.
- Volumi logici - sui volume group si creano i volumi logici, sono l’equivalente delle partizioni di un disco fisico; su questi andremo a creare i filesystem.
Il bello è che:
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I volume group e i volumi logici possono essere ridimensionati a piacimento. Per creare e ridimensionare i volumi logici mi devo preoccupare solo che il volume group abbia abbastanza spazio e per aumentare quest’ultimo basta solo assegnargli nuovi volumi fisici.
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Il nome che gli assegnamo è usato per il nome del device. Ad esempio se creo il gruppo dati e su questo metto i volumi logici home e www ho i dispositivi /dev/dati/home e /dev/dati/www (o /dev/mapper/dati-home e /dev/mapper/dati-www).
Altre funzionalità interessanti che voglio sperimentare sono gli snapshot e il COW (Clone On Write), utili ad esempio per i backup e per l’utilizzo con XEN.